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La diffusione del Metodo Suzuki a 15 anni dalla morte del suo fondatore

IL METODO E IL MOVIMENTO di Elio Galvagno

Dagli umili inizi nelle scuole di musica giapponesi , il Metodo Suzuki è diventato una delle forme più popolari di educazione musicale nel mondo intero

L’impatto globale del programma di diffusione del metodo Suzuki

Negli anni 50 gli insegnanti di strumenti ad arco di tutto il mondo  cominciarono ad essere catturati  da un vento che arrivava grazia all’azione di un uomo giapponese chiamato Shin’ichi Suzuki: questo musicista insegnava a suonare il violino ai bambini piccolissimi. Circolava un film di 750 studenti Suzuki – piccolissimi bambini-  che suonavano il Double di Bach. Era un avvenimento impossibile da immaginare a quel tempo e gli insegnanti rimasero  sbalorditi. Il grande violoncellista Pablo Casals  volò a Tokyo a vedere il gruppo di  bambini suonare  e fu proprio dopo  un loro concerto che pronunciò la famosa frase: “ Forse è la musica che salverà il mondo”.

L’attività del didatta giapponese ha attraversato praticamente tutto il XX secolo - infatti morì  a 99 anni nel 1998: la sua filosofia ed il suo metodo di educazione musicale sono ora diffusi in tutto il mondo e  coinvolgono l’educazione di migliaia di  bambini.

La situazione del metodo oggi a 15 anni dalla morte del  suo fondatore

Il segno che contraddistingue questo metodo, che ha rivoluzionato il modo di rapportarsi con la musica ( si  era soliti pensare infatti che essa fosse riservata ai talentuosi) e che lo rende unico in mezzo a tutti gli altri approcci tradizionali  è costituito dal credo fondamentale del Dr. Suzuki: OGNI BAMBINO PUO’.

Questa potente idea ha contribuito a diffondere il messaggio dapprima in tutti gli USA e poi in tutto il mondo. Dal 1983 l’International Suzuki Association ( ISA) ha iniziato  a coordinare ed aiutare la diffusione del metodo per tutelarne la sua coerenza e mantenerne intatti gli standard di promozione. L’ISA  ha di conseguenza approvato e istituito cinque associazioni continentali : Europa,Asia, Australia, America oltre al Giappone.

Gli adattamenti nel corso degli anni

Il dr. Suzuki studiò in Germania con Karl Klinger, componente del Quartetto di Berlino  e studente  di Joseph Joachim. L’influenza di  questa formazione si risente sia nella tecnica dell’arco, sia nella predilezione per le canzoni popolari tedesche. Ci sono dieci volumi per il violino , ma c’è una lista molto dettagliata e ampia di repertorio supplementare che va oltre il repertorio previsto,  facendo intravvedere l’intenzione del Maestro di accompagnare ulteriormente negli studi i suoi studenti. Il metodo ha dimostrato di  sapersi adattare a diverse culture: il Dr. Suzuki credeva fosse indispensabile  partire dal canto popolare perché  era familiare ai bambini  e perché era cantabile. Molte nazioni usano oggi le tradizioni musicali delle loro culture. Nei suoi interventi affermò più volte che per far sì che nel concreto OGNI BAMBINO POTESSE SVILUPPARE I SUOI TALENTI,  il metodo avrebbe dovuto adeguarsi e cambiare a seconda delle esigenze dei vari popoli. Ancora in vita ebbe il piacere di veder riconosciuto il ruolo del suo metodo nella nascita del Sistema Abreu.

Quale percorso devono seguire i nuovi insegnanti

Il metodo prepara ed abilita a livello internazionale i nuovi insegnanti con alti livelli di formazione.  Ad essi è richiesto successivamente di continuare a crescere e studiare . La cultura che li contraddistingue è quella di condividere le loro idee educative e di organizzare a questo scopo workshop, conferenze , seminari.                        

L’ European Suzuki Association( ESA) ha in programma ad Aprile del 2014 a Bruxelles la conferenza europea di  tutti gli insegnati abilitati  ed a Luglio del 2015 a Davos in Svizzera il Meeting di tutte le Scuole Suzuki Europee.

Quanti insegnanti  e quante scuole esistono in Italia

Gli insegnanti italiani sono circa 150 e le scuole una cinquantina sparse in tutta la penisola. L’Istituto Suzuki Italiano pubblicherà nel corso dell’anno la traduzione del libro di S. Suzuki “Ability development from Age zero” ( Sviluppo delle abilità  da zero anni): sarà  un evento che contribuirà al progresso del nostro  agire in musica, visti i contenuti e le riflessioni contenute. Alcune proposte e sollecitazioni del Dr. Suzuki attendono di essere accolte e coniugate.

Quando infatti afferma che il migliore metodo del mondo è nascosto dentro l’apprendimento della lingua madre e che  questa intuizione dovrebbe essere scritta in tutti i metodi educativi  oppure che usare questo suo metodo solo per la musica quando può essere adattato a qualsiasi disciplina sarebbe deplorevole,  il Dr. Suzuki  è  come se si appellasse con forza  alla nostra sensibilità  di musicisti!!!                                                                                                                                 Questo è quanto in pratica il Dr. Suzuki affermò  nel suo  discorso  alle Nazioni Unite . Saremo capaci di lasciarci sfidare da questa intuizione?

Il suo credo che “Ogni bambino può! Ogni insegnante può! Ogni genitore può!”  e che “tutti, anche i figli di straccioni e di pezzenti,  hanno il diritto di sperimentare la meraviglia della vita umana” sta seminando e producendo frutti inaspettati: in un  periodo di crisi economica, ma anche e soprattutto di mancanza di valori ed in generale di fede-fiducia, il suo motto “Ogni bambino può” getta un lampo di luce capace di squarciare ogni nostra convinzione limitante. Egli afferma esplicitamente: “Dobbiamo definitivamente riconoscere  che ogni persona è un essere meraviglioso con possibilità illimitate”!  La meraviglia è che lui ci ha insegnato come fare perché attraverso la musica si possano raggiungere questi  obiettivi.  

Cosa è  il metodo

Il metodo sorge dalla filosofia educativa di S. Suzuki, nato a Nagoya nel 1898. La difficoltà ad apprendere il tedesco,  gli fornì l’idea per tutto il suo cammino: ogni ambino apprende facilmente il proprio linguaggio nativo. Il fondamento della sua proposta è  costruito  quindi sui principi dell’acquisizione del linguaggio e dell’apprendimento della madre lingua. Il metodo iniziò ad educare i bambini con il violino, ma adesso coinvolge viola, violoncello, piano, flauto, recorder,  chitarra, arpa, voce , organo, mandolino, fisarmonica e educazione dagli zero anni.  I libri fondamentali dove il Dr. Suzuki ha lasciato il suo pensiero sono Nurtured by love ( trad. it. “Crescere con amore”) e Ability development from Age Zero ( trad. it. “Sviluppo della abilità da zero anni”).

 

Inizia il più presto possibile.

Il cervello del bambino è più aperto ad apprendere nuovi processi mentali  e fisici quando è molto giovane. Egli apprende il linguaggio dal primo giorno e può fare la stessa cosa con la musica. Lo strumento  invece si inizia a suonarlo verso i 2 - 3 anni.

Crea il miglior ambiente possibile.

I bambini imparano  a parlare  immersi in un ambiente dove si parla di continuo, così il metodo provvede a costruire un ambiente pieno di musica, facendogli ascoltare regolarmente il repertorio che suonerà o che sta suonando.

 

Il genitore

Il genitore partecipa alle lezioni ed è l’insegnante di  casa. Come modella il proprio figlio parlandogli il meglio possibile , così farà lo stesso con la musica. Il suo coinvolgimento diminuisce con la crescita del bambino

 

La ripetizione

Gli studenti non finiscono mai di apprendere un brano e continuano a suonare e rivedere il repertorio mano a mano  che acquisiscono nuove tecniche

 

Lezioni di gruppo

I bambini perfezionano la loro abilità a parlare stando con amici della loro stessa età. Nello stesso modo possono sviluppare il loro talento musicale suonando con bambini che stanno imparando lo stesso repertorio. Le lezioni di gruppo, grazie alle nuove amicizie, costruiscono la  motivazione e lo spirito della comunità.

 

La realizzazione del bambino e dell’ individuo.

“Insegnare musica non è il mio scopo primario. .. voglio creare migliori cittadini, persone con un cuore ed un  carattere nobile…” Attraverso la musica fin dalla nascita, il bambino sviluppa la sensibilità, la disciplina e la fiducia in sé stesso.

 

Elio Galvagno

Settembre 2013

 

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